BOLOGNA – PARCHEGGIO RIVA di RENO – REALIZZAZIONE
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Per la realizzazione dell'intervento sono state affrontate e risolte alcune criticità dovute essenzialmente alle caratteristiche idrologiche e geotecniche del terreno ed al ritrovamento di reperti archeologici. Per quanto riguarda le prime, va tenuto presente che la profondità di scavo richiesta era di circa 12 metri dal piano stradale, all'interno di terreni – di natura prevalentemente argillosa o debolmente sabbiosa fino a 3 metri di profondità, ed argilloso-limosa consistente ad umidità medio-scarsa (con intercalati strati di limo sabbioso) fino a 21 metri – originati da depositi fluvio-palustri generatisi in epoca post-glaciale. Il livello di falda presentava oscillazioni stagionali rilevanti, variabili tra 4,50 ed 8 metri di profondità, con tendenza ad abbattimento della piezometrica in prossimità di Via Gardino a causa della presenza di un canale a valle della strada. Di queste caratteristiche si è dovuto tener conto nel dimensionamento delle paratie tirantate e nella tipologia e consistenza delle impermeabilizzazioni di base e di parete.

Le paratie sono costituite da diaframmi in c.a. dello spessore di 80 cm, inseriti nel terreno fino alla profondità di 21 m, irrigiditi con due ordini di tiranti da 90 t (sei trefoli da 0,6"), con interasse in pianta di m 2,50 (uno per ogni pannello del diaframma). La parte attiva dei tiranti è stata situata in profondità rispetto al piano di campagna (quota iniziale a –14 m) in modo da non arrecare alcun disturbo ai fabbricati limitrofi. Sempre allo scopo di non modificare lo stato tensionale dei terreni di sedime degli edifici circostanti, si è fatto ricorso a tiranti del tipo colato, cioè senza iniezioni a pressione, con bulbi di ancoraggio molto lunghi (18 metri) la cui resistenza è fornita unicamente dall'attrito terreno-calcestruzzo derivante della pressione litostatica dovuta alla profondità dell'ancoraggio.

Sotto la platea di fondazione (di spessore variabile fra i 50 ed i 140 cm) e contro le pareti – per una diversa altezza a seconda delle zone – è stata realizzata un'impermeabilizzazione con teli composti da strati di tessuto non tessuto con interposta bentonite sodica.

 

Vista dall'alto dell'area di scavo contenente
al suo interno i resti della diga medioevale
riportata alla luce.

 

 

Appicazione degli strati impermeabilizzanti sulla platea di fondo.

 

Lungo tutto il perimetro la platea è vincolata a taglio ai diaframmi con armature dimensionate in modo da resistere alle forze causate dalla sottospinta idraulica. Per assicurare la tenuta dell'impermeabilizzazione in questa zona si è fatto ricorso all'impiego di idonei waterstop bentonitici idroespansivi ad integrazione dei teli impermeabilizzanti.

I pilastri, le travi ed i solai sono stati realizzati con elementi prefabbricati in c.a. vibrato o precompresso.

Un altro elemento strutturale di rilevo, dovuto alle dimensioni in pianta dei solai (circa m 100 x 50), è dato dalla presenza a ciascun livello di un giunto di dilatazione e continuità. La tipologia ed il dimensionamento del giunto si basano, nel rispetto della normativa sismica, sul principio della catena cinematica: infatti, non essendo prevista una completa separazione in due corpi di fabbrica autonomi, che avrebbe richiesto un distacco superiore a 10 cm a livello del solaio di copertura, sono stati introdotti idonei dispositivi (giunti tampone e barre di ritegno) che - pur consentendo le dilatazioni termiche - in caso di sisma resistono tanto in compressione quanto in trazione, evitando distacchi o martellamenti.

Poiché le città italiane sono costituite prevalentemente da nuclei urbani trasformatisi nel corso del tempo per stratificazioni successive, il rischio di imbattersi in reperti archeologici durante le operazioni di scavo non è infrequente nei centri storici (o nelle aree limitrofe), ed aumenta in funzione dell'estensione dell'area di scavo. Per reperto archeologico si intende qualsiasi testimonianza del passato sul cui interesse si deve pronunciare la Soprintendenza competente.

Due fasi del montaggio dei pilastri prefabbricati.

 

 
Montaggio degli elementi strutturali prefabbricati
I livelli del parcheggio prendono corpo.      

A volte si tratta di reperti asportabili di minore importanza, ma può capitare di imbattersi in resti più cospicui: in questo caso la Soprintendenza fa sospendere i lavori per un tempo più o meno lungo al fine di accertare, mediante una campagna di scavi compiuta da personale qualificato, l'entità e la consistenza dei reperti, e stabilirne la destinazione. Allo scopo di valutare e di mettere in preventivo i costi del rischio archeologico, è sempre opportuno far eseguire nell'area prescelta indagini archeologiche preliminari, condotte sia sulla base della documentazione e delle informazioni disponibili, sia mediante prelievi mirati (tramite carotaggi) di materiali del sottosuolo con esame da parte di laboratori specializzati sulla natura e sull'origine dei frammenti estratti.

Durante i lavori di scavo per la costruzione del parcheggio Riva Reno sono emersi i consistenti resti di una diga medioevale in muratura (risalente, secondo gli esperti, al XIII secolo) che sbarrava un canale parallelo a quello denominato "Cavaticcio", formando un invaso destinato a riserva per la fornitura di energia idrica alle varie manifatture presenti nella zona.

Ritenuta la scoperta rilevante in relazione agli studi sulla rete dei canali bolognesi nel medioevo - con particolare riferimento al Cavaticcio ed al porto fluviale - la Soprintendenza ha ritenuto di dover procedere ad indagini approfondite, imponendo la sospensione dei lavori di scavo nel maggio 2005. Tale sospensione si è protratta per oltre due anni, durante i quali lo scavo è proseguito sotto la supervisione di personale specializzato. I lavori sono poi ripresi nel luglio 2007 e si sono conclusi all'inizio del 2009.

Una corsia del secondo livello interrato del parcheggio: sono evidenti l'ampiezza degli spazi di manovra, l'assenza di ostacoli, l'ottima visibilità e la buona luminosità, accentuata dai pavimenti in resina.

 

Operazioni di pulitura e di sezionamento della struttura in laterizio della diga medioevale.    

Le doppie piste di ingresso e di uscita veicolare del parcheggio sono posizionate in superficie e dotate di barriere a movimento rapido e dei più avanzati sistemi di controllo.

 

Le operazioni di scavo archeologico e di studio in sito hanno portato al recupero di gran parte del complesso murario della diga, che è stato ripulito con idonee attrezzature e successivamente sezionato in blocchi trasportabili, adottando tutte le misure cautelari necessarie a garantire l'integrità e la conservazione dei reperti. Infine, una significativa porzione della diga è stata trasferita e ricostruita all'interno del Museo del patrimonio industriale di Bologna, dove ha trovato la sua definitiva collocazione espositiva.

La pavimentazione della piazzetta di superficie ricavata sulla copertura del parcheggio riproduce, mediante l'accostamento di pietre di diverse tonalità e pezzature, la posizione esatta della diga e la sua sagoma in pianta, permettendo ai cittadini di riconoscere la struttura e le dimensioni dell'opera.

L'edificio in superficie contenente il centro gestione e controllo ed i locali ausiliari del parcheggio.     Il sistema di numerazione per identificare i posti auto e la demarcazione del percorso pedonale al livello -3.
       
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